The Rosehips: s/t (1998)

di Salvatore "Howty" Patti

 

In molti, durante il quarto d'ora di celebrità dei Rosehips, erano distratti. Non c'è da biasimarli: si era nel 1986 e le cronache musicali erano occupate da Smiths e Jesus & Mary Chain, figuriamoci se qualcuno aveva voglia di guardare a Barlaston, una piccola città nei dintorni di Stoke on Trent, il posto "dove comincia il Nord dell'Inghilterra e dove finisce la pessima birra".
Come se non bastasse, i quattro Rosehips (il nome, confesseranno, era del tutto casuale: l'importante era che cominciasse con una "R", così da poter avere i propri dischi nello stesso scaffale dei Ramones) durarono davvero poco: formatisi ad inizio 1986, tre anni dopo cessavano di esistere, lasciandosi alle spalle solo una manciata di EP (non più di quattro, ma rintracciarne il numero esatto richiederebbe ben altra memoria) e qualche partecipazione alle compilation che disseminavano il pavimento indie dell'epoca.
Immaginate la sorpresa quando, nel 1998, la misteriosa Secret Records pubblica senza alcun preavviso questa raccolta (numero di catalogo: "Shhh 971", che mattacchioni) di singoli ed inediti, destinata a salvare dall'oblio una band che non arrivò mai a pubblicare un album nel suo tempo.

La citazione ai Ramones poco sopra può darvi un'idea del sound dei Rosehips, ma dovete pensare al proto-punk dei compianti fratelloni USA filtrato attraverso le esperienze pop inglesi della metà degli anni 80, fatte di fuzz-guitars e di ombrosi motivetti. Ombrosi i Rosehips lo erano di sicuro, tanto da rasentare per certi aspetti il dark, ma avevano soprattutto una sensibilità pop (e una eterea voce femminile) che li accomunava alle band targate C86, che oggi godono di un seguito di culto come
Shop Assistants, Primitives o Flatmates.
E proprio all'etichetta di Martin Whitehead dei Flatmates, la Subway Org. di Bristol, si affidarono i Rosehips per muovere i primi passi nel mondo delle discografie ufficiali; il pezzo scelto per la compilation inaugurale dell'etichetta è anche quello che apre questa raccolta: "The Last Light" è poco più di un demo, con una chitarra rozzissima che si muove il più gentilmente possibile intorno ad una melodia incantevole, ovvero tutto quello che serve per fare una pop song. E il primo sette pollici non fu da meno: "Room in Your Heart" era appena più rifinita, con la voce a sovrastare gli accordi di chitarra ed una batteria così compita che pareva un metronomo, unite ad un gusto melodico obliquo che condividevano con i compagni d'etichetta Chesterfields (pure amanti - a modo loro - dei Ramones). Da lì in poi successe molto poco: si aggiunsero alla band un altro chitarrista ed un organo, le canzoni ne guadagnarono in profondità ma nessuno parve accorgersene; un cambiamento d'etichetta dopo (l'ultimo singolo uscì per la Heaven Records) i Rosehips non esistevano più; due di loro formarono una band (i Venus Beads) che oggi ricordano al massimo una dozzina di persone. Fine della storia. Sino a questa raccolta della Secret.

Che è più di una compilation dedicata ad un pubblico di esperti (quelli che dalle pagine di twee.net vivono ancora negli anni 80): è un tributo all'ingenuità ed alla purezza di un suono tanto grossolano quanto sincero, ai tempi in cui "do it yourself" voleva ancora dire prendere una chitarra ed andare in garage a provare, come l'etica punk aveva insegnato. Inglesi di nascita, ma Scozzesi nello spirito, i Rosehips incarnano, nè più nè meglio di tante altre band dell'epoca, quello spirito pop mai sopito in terra d'Albione, che qualcuno ha voluto ri-propinarci un po' ripulito negli anni 90; sono anonimi, e per questo tanto più preziosi nel rappresentare la loro epoca. Il che non significa che non troverete delle chicche tra i 22 brani di questo CD: il punk/rockabilly di "Wastin' My Time", l'evoluzione fuzz-melodica sui temi cari agli Shop Assistants di "Loophole", la mestizia Glasgowiana di "Sad as Sunday", il pop elettrico alla B/52s (un po' più confuso, certo) di "Crazy Kind of Normal", persino le derive prog/dark a-là Mission di "A Slow Painful Death To Vivisectionists Everywhere", strumentale che dice tutto nel titolo, ed una mezza bonus track, una magnifica cover di "The Last Time" degli Stones sfumata - chissà perché - dopo pochi secondi. Cercatelo, questo CD dei Rosehips (nel box "sulweb" c'è qualche dritta su dove cercarlo): servirà a vendicare tutti quei gruppi degli eighties dimenticati dal tempo, dai Pooh Sticks ai Groove Farm, e a ricordarci il vero significato di "naive-pop".

 

 

 

 

             Rosehips Reviews 

 

A review of the compilation cd on Secret Records, taken from www.indiepop.it

The full page for the review is here:- Rosehips s/t cd review

Special thanks to Salvatore.

 

Ant, Glenn, Yoland  Dave Wood (The Sainsburys), Harley (Darling Buds) at TJs, Newport.

 

Norwich 1987

 

L-R Pete, Glenn, Ant, Yo, Mark, Rocker - 1988

 

                                                                                                    Mark 1 and Ant

Review Of Rosehips Compilation CD from OUTROPOP

No mesmo esquema surgiu em 98 o CD dos Rosehips (Secret Records), outra banda clássica da época cujo singles, lançados originalmente pela Subway Organization, eram impossíveis de serem encontrados até então. O álbum homônimo reúne tudo o que a banda lançou, incluindo 2 inéditas. O que temos são 22 canções a lá Ramones e Jesus and Mary Chain, todas com menos de 3 minutos e um vocal feminino bastante peculiar. Clássicos como "Room In Your Heart" e "(I Fell In Love With A) Fashion Victim" estão presentes. Item obrigatório!

 

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